Intervista: Stephen Constantine, CT del Ruanda

Foto: column10.com

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Africalcio ha fatto una chiacchierata con Stephen Constantine, CT del Ruanda. L’intervista è stata integrata con alcune parti di un’intervista del giornalista della BBC Owen Amos.

[db] Lo scorso week-end una delle grandi sorprese della qualificazione alla Coppa d’Africa è stato il Ruanda, qualificatosi contro il Congo Brazzaville dopo una difficile rimonta: sconfitti 2-0 in Uganda, gli Amavubi (Vespe) sono riusciti a battere gli ugandesi 2-0 a Kigali e portare l’incontro ai rigori, dove si sono imposti per 4-3. Sulla panchina di quella squadra c’era l’inglese Stephen Constantine, 51 anni: “Ovviamente sono soddisfatto della nostra vittoria e qualificazione. Sia in Congo sia qui a Kigali è stata una partita dura, ma credo che nel complesso abbiamo meritato di vincere”.

Constantine, che ha iniziato ad allenare a ventisei anni dopo che un infortunio aveva messo fine alla sua carriera da giocatore, vanta un primato indiscusso: è l’allenatore inglese che ha guidato più squadre nazionali in carriera, avendo allenato Sudan, Malawi, Nepal e India, oltre al Ruanda. La carriera di Constantine si è dipanata su quattro continenti visto che, oltre che nei cinque paesi dove ha guidato la nazionale, ha allenato a livello di club in Grecia, Inghilterra (Millwall, 2005/2006), Cipro e Stati Uniti. Un’esperienza che l’ha portato a creare la BCAA, la British Coaches Abroad Association, per fornire consulenze, contatti e informazioni agli allenatori britannici intenzionati ad accettare un incarico all’estero.

Tra i ricordi di una carriera, Constantine ricorda con piacere l’onoreficenza ricevuta dal re in Nepal e l’aver posto le basi per le squadre nazionali di Sudan e Malawi che in seguito riuscirono a qualificarsi per la Coppa d’Africa. In Sudan, Constantine dovette affrontare l’opposizione dei due maggiori club del paese alla convocazione di giocatori di altre squadre, mentre in Malawi si trovò ad affrontare il rinnovamento generazionale di una squadra ormai invecchiata, a fronte di aspettative spropositate da parte della federcalcio: “Sia il Sudan sia il Malawi hanno fatto ragionevolmente bene. Dopo l’anno o giù di lì che ho passato nei due paesi entrambe le squadre sono riuscite a qualificarsi per la Coppa d’Africa, ma sostenere il lavoro a volte è difficile perché, improvvisamente, la gente ha aspettative alte. Le persone non sembrano capire che puoi vincere qualche partita ora e passare il turno, ma se non c’è un lavoro di sviluppo a sostenere da dietro il gruppo attuale, diventa difficile, un processo infinito”.

Non tutto è sempre andato liscio, come ha raccontato al giornalista BBC Owen Amos: “Quando allenavo il Sudan, sono andato a una partita a sud di Khartoum, in un posto chiamato Hasaheisa. Lungo il tragitto, ricevo una chiamata dal dottor Kamal Shaddad, il presidente della federazione. Una leggenda assoluta, ma per qualche motivo, mi chiamava Stephenson. ‘Stephenson – mi fa – dove ti trovi?’. Gli dico: ‘Doc, c’è sabbia di fronte a me, sabbia su entrambi i lati e sabbia dietro di me, non ne ho idea’. Così gli ho passato il mio autista, e tutto quello che sentivo erano urla dall’altra parte della cornetta. Il telefono mi ritorna e il dottor Shaddad mi dice: ‘Stephenson! Sei in un territorio di banditi! Torna immediatamente indietro!’. Gli rispondo: ‘Può anche essere territorio di banditi, ma ci manca solo un’ora di viaggio per Hasaheisa, e mi dicono che c’è un terzino sinistro molto bravo laggiù’. Così chiamò l’associazione ad Hasaheisa, e mi mandarono incontro una guardia armata. Guardai mezz’ora di partita, che fu sufficiente, e tornai a Khartoum. E sì, convocai il terzino in nazionale”.

Anche in Ruanda, Constantine non ha tradito la sua filosofia, portando in squadra diversi giocatori giovani in una squadra che non può contare su grandi nomi. Quasi tutti i giocatori sono impegnati nel campionato casalingo, la maggioranza per l’Armée Patriotique Rwandaise o il Rayon Sports. Una manciata di giocatori fanno parte di squadre europee: il difensore Salomon Nirisarike dell’Anversa e gli attaccanti Meddie Kagere (appena tesserato dal KF Tirana) e Elias Uzamukunda (Cannes). Secondo Constantine, “La cosa migliore di questa squadra è che sono giovani e tutti vogliono fare bene. Non abbiamo grossi nomi e tutti i giocatori, a parte qualche eccezione, sono basati nel campionato locale, il che è di buon auspicio per il calcio in Ruanda”.

Stephen Constantine è arrivato in Ruanda da tre mesi e ha esordito portando la squadra a un’inaspettata vittoria 3-0 contro la Libia nel primo turno di qualificazione, prima di affrontare il Congo Brazzaville nel secondo turno: “Sono stato qui [in Ruanda] tre mesi e sono stato molto occupato. Ho lavorato con la squadra nazionale, guardato partite di club e cercato di capire quali sono le cose necessarie, c’è così tanto lavoro da fare. Ho alcune persone grandiose attorno a me che stanno lavorando duro e un nuovo consiglio che è appena stato nominato e che è un gruppo con lo sguardo rivolto al futuro. Sono anche molto interessato a creare dei centri di sviluppo nel paese. Ho una visione per il futuro del calcio ruandese ed è condivisa dalla FERWAFA, e questo è molto importante. Kigali è una delle città africane più belle in cui io sia stato, è pulita e molto verde e le persone sono molto cordiali. Sto godendomi la vita qui e guardo ai prossimi due anni con ottimismo”. La possibilità di gestire un progetto è un’opportunità che Constantine cercava da tempo, visto che la maggior parte della sua carriera “è stata spesa a spegnere incendi”, come ha raccontato a Owen Amos.

Allenare la nazionale del Ruanda vuol dire anche vivere in un paese che, solo vent’anni fa, è stato martoriato da un genocidio: “Penso che un fatto come quello sia difficile da dimenticare e che non dovremmo dimenticare le persone che sono morte in quel periodo terribile. Recentemente ho visitato il Memorial qui a Kigali ed è molto triste e difficile da capire cosa possa spingere un uomo a fare questo a un altro uomo. Non ho visto né provato nulla di negativo e il Ruanda ha fatto grandi passi nel costruire il futuro e mettersi il passato alle spalle. Non puoi cambiare, né dimenticare quel che è successo, ma il Ruanda ha il futuro di fronte a sé, ed è concentrato su questo”.

Segui Stephen Constantine su Facebook e Twitter @StephenConstan.

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