Interviste: Johnny McKinstry, CT della Sierra Leone

Africalcio – L’Afrique du Foot ha intervistato Johnny McKinstry, CT della Sierra Leone. L’intervista, come la precedente chiacchierata con il CT del Ruanda Stephen Constantine, è stata integrata con alcuni estratti di un’intervista del giornalista della BBC Owen Amos.

(photo: Darren McKinstry / www.johnnymckinstry.com)

(photo: Darren McKinstry / http://www.johnnymckinstry.com)

[db] Questo agosto è stato un periodo torrido per il calcio della Sierra Leone, in particolare per via dell’emergenza Ebola, che ha portato prima al ritiro delle Seychelles – avversarie dirette dei Leone Stars nel barrage di qualificazione alla Coppa d’Africa – poi alla sospensione di tutta l’attività calcistica del paese e infine alla ricerca di un campo neutro per giocare le prossime partite di qualificazione alla Coppa d’Africa. Nel frattempo, però, la Sierra Leone si è anche tolta la soddisfazione di arrivare alla fase finale delle qualificazioni della Coppa d’Africa (il ritiro delle Seychelles non ha sovvertito il risultato dell’andata, una vittoria 2-0 per i sierraleonesi) e di raggiungere per la prima volta nella propria storia la posizione numero 50 del ranking FIFA, il settimo posto nella graduatoria continentale. Questo grazie a giocatori come Mohamed Bangura (in Champions League con l’Elfsborg lo scorso anno), Umaru Bangura (Dinamo Minsk) e Rodney Strasser (passato da Milan, Lecce, Parma, Reggina e Genoa).

A sovrintendere sui recenti successi dei Leone Stars è il giovanissimo nordirlandese Johnny McKinstry, ventisettenne di Lisburn e tifoso del Distillery che ha cominciato la sua esperienza da allenatore nel rugby. McKinstry, che non vanta alcuna panchina di rilievo nel proprio curriculum, è approdato al calcio sierraleonese cinque anni fa attraverso il lavoro di Academy Manager per la fondazione dell’ex calciatore gallese Craig Bellamy, un’accademia calcistica no-profit di standard internazionale nel villaggio costiero di Tombo: “La Craig Bellamy Foundation è l’unica accademia calcistica professionale della Sierra Leone: lavoriamo con i migliori talenti, aiutandoli a svilupparsi sia nelle aule scolastiche sia sul campo da calcio. Confidiamo che il lavoro che stiamo facendo con questi ragazzi di 12-18 anni aiuterà nel lungo termine il futuro del calcio della Sierra Leone e produrrà molti dei futuri leader del paese come risultato dell’educazione internazionale di alto livello che offriamo agli studenti”, spiega McKinstry.

In carica come Commissario Tecnico da un anno e mezzo, McKinstry non nasconde le proprie ambizioni: “I nostri obbiettivi per il 2014 sono sempre stati chiari. Primo, abbiamo messo nel mirino la possibilità di portare la Sierra Leone per la prima volta nella top 50 del ranking mondiale FIFA, un’impresa che ora siamo riusciti a realizzare. In secondo luogo, il nostro obbiettivo principale è di qualificarci per la Coppa delle Nazioni Africane del 2015 in Marocco. Sappiamo che affronteremo un gruppo difficile (la Sierra Leone incontrerà nella fase a gironi due giganti come Costa d’Avorio e Camerun, oltre al Congo Kinshasa, ndA), ma sono comunque fiducioso nell’abilità dei giocatori che abbiamo a nostra disposizione, e con una buona preparazione credo fortemente che possiamo portare a casa i punti necessari nel gruppo D per procedere alla fase finale del torneo il prossimo gennaio. Se vuoi prendere una sedia al tavolo delle migliori, devi costringere qualcuno a lasciare la propria. Noi vogliamo fare questo quando affronteremo i nostri avversari nei prossimi tre mesi”.

La determinazione con cui McKinstry affronterà il girone D delle qualificazioni di Coppa d’Africa è la stessa con cui ha lavorato dal primo giorno da CT della Sierra Leone: “Ci sono numerose sfide, ma questo è quello che avviene quando stai cercando di raggiungere qualcosa di straordinario. Quando ho accettato il lavoro non c’era una parte di me che volesse semplicemente ‘essere il CT della Sierra Leone’. Volevo VINCERE con la Sierra Leone, e abbiamo cominciato a farlo. Nell’anno e mezzo da quando sono arrivato abbiamo compiuto un rinnovamento integrale della squadra nazionale, facendo debuttare tredici giocatori e abbassando l’età media della squadra da 29 a circa 23 anni. E abbiamo fatto questo continuando nel frattempo a ottenere risultati sul campo […]. Non abbiamo ancora finito. Ci aspettiamo ancora molto e lottiamo per rendere la Sierra Leone una forza riconosciuta nel calcio non solo africano, ma mondiale”.

Con la stessa determinazione, McKinstry ha anche ottenuto l’incarico della nazionale, come ha raccontato al giornalista della BBC Owen Amos: “Quando la posizione come CT della nazionale divenne disponibile nel 2013, sapevo di avere una possibilità. […] Volevano nominare un allenatore locale, invece di volgere lo sguardo all’estero, così ho fatto una o due chiamate e ho ottenuto il colloquio. Ho pensato: ‘La Sierra Leone deve battere la Tunisia per avere una chance di qualificarsi alla Coppa del Mondo’. Così riuscii a ottenere dei DVD delle ultime partite di Tunisia e Sierra Leone e, durante il colloquio, le analizzai con dovizia di particolari. Misi in evidenza le loro debolezze, i nostri punti di forza, e nel giro di quindici o venti minuti, spiegai come avremmo vinto la partita. Avevo anche preparato dei libretti, stampati e rilegati, così che potessero seguire la presentazione. […] Cinque o sei giorni più tardi ricevetti la chiamata che diceva che avevo ottenuto il lavoro”.

La Sierra Leone si è qualificata per la fase a gironi delle qualificazioni per la Coppa d’Africa eliminando lo Swaziland e le Seychelles. All’andata contro le Seychelles a Freetown i Leone Stars si erano imposti 2-0 grazie a un gol di Khalifa Jabbie (Balıkesirspor) e a un rigore di Umaru Bangura: “Abbiamo dominato il possesso e il territorio e creato diverse occasioni. Ovviamente le Seychelles ci hanno complicato le cose schierandosi profondi e negandoci gli spazi, ma avevamo fiducia nella nostra capacità di vincere l’incontro e quella pazienza alla fine ci ha portato a portarci in vantaggio di due gol e mantenere la nostra porta inviolata”. Il ritorno non si è disputato: la squadra di McKinstry è stata bloccata all’aeroporto di Nairobi dalle autorità dell’immigrazione delle Seychelles per precauzione rispetto all’epidemia di Ebola. La squadra dell’arcipelago ha poi deciso di ritirarsi per non essere costretta a ospitare i Leone Stars: “Siamo stati molto delusi di non aver potuto competere nel ritorno del nostro incontro di qualificazione contro le Seychelles […]. Sia lo staff tecnico sia i giocatori considerano ogni raduno di allenamento e ogni partita un’opportunità di costruire qualcosa in più rispetto a quello che abbiamo fatto fino a quel momento, lavorando per il nostro obbiettivo finale di qualificarci per la Coppa d’Africa del 2015. Quindi è stato deludente non poter portare a termine l’incontro come speravamo di fare, anche se siamo naturalmente stati felici di procedere alla fase a gruppi”.

Ora la federcalcio della Sierra Leone sta cercando di tenere in equilibrio la campagna di qualificazione dei ragazzi di McKinstry nonostante le problematiche aperte dall’epidemia di Ebola. Con l’impegno della SLFA e del ministero dello Sport per garantire che gli impegni della nazionale possano andare avanti senza problemi, il primo ostacolo da affrontare per la Sierra Leone è quello di trovare una “casa artificiale” per gli incontri casalinghi, ovvero una sede neutra dove disputare le partite che la Sierra Leone dovrebbe ospitare. Una soluzione che non impaurisce McKinstry, che ricorda che nel 1993, quando la Sierra Leone dovette giocare le sue partite casalinghe fuori dal paese, i Leone Stars ottennero per la prima volta la qualificazione alla Coppa d’Africa. Qualche preoccupazione in più la desta la sospensione di tutte le attività calcistiche nel paese, per evitare assembramenti di folla che potrebbero facilitare la diffusione del virus: “Significa che dovremo concentrarci sui molti giocatori che giocano in Europa e negli Stati Uniti per le prossime partite, mentre quelli basati in Sierra Leone dovranno attendere per opportunità future, visto che […] ai giocatori locali mancheranno la competizione regolare e il ritmo partita. Comunque non vediamo l’ora di riaverli in competizione per la squadra nazionale in futuro”.

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