Albert Ebossé: il brusco risveglio del calcio algerino

[db] L’Algeria è ancora scossa dalla morte di Albert Ebossé Bodjongo, giocatore camerunense ucciso dai suoi stessi tifosi in un lancio di pietre e oggetti contro la sua squadra, il JS Cabilia, colpevole di aver perso 2-1 contro i rivali dell’USM Algeri, mentre nel paese natale del calciatore il Sindacato Nazionale dei Calciatori Camerunensi (Synafoc) ha disposto che domenica 31 agosto tutte le squadre del campionato camerunense osservino un minuto di silenzio e scendano in campo con il lutto al braccio.

La lega calcio ha disposto la sospensione a tempo indefinito del campionato e, insieme alla federcalcio e al club, ha deciso che la famiglia del calciatore riceverà una cifra di centomila dollari e che il club pagherà alla famiglia lo stipendio del calciatore fino alla scadenza del contratto. I compagni di squadra di Ebossé hanno inoltre deciso di donare alla famiglia del calciatore un mese di salario ciascuno.

Il ministero degli Interni ha lanciato un’inchiesta sull’hooliganismo nel paese e sulla morte di Ebossé. Siccome i tifosi del Cabilia che hanno lanciato oggetti hanno potuto sfruttare le pietre lasciate per terra da dei lavori in corso, parte dell’inchiesta dovrebbe vertire sulle motivazioni che hanno portato a disputare l’incontro allo stadio 1 Novembre 1954 nonostante i lavori non fossero terminati. Non è inoltre escluso che la Ligue Professionnelle de Football non decida di escludere il JS Cabilia dalla competizione.

Nel frattempo si sono aperte delle polemiche sulla dinamica della morte del giocatore, rinfocolate da un video di pessima qualità che lo mostrava uscire dal campo sulle sue gambe. Secondo il presidente del JS Cabilia Mohand Chérif Hannachi la morte dell’attaccante era invece da addebitarsi a un malessere cardiaco. Hannachi si è inoltre scagliato, in un intervento definito consternant da Afrik Foot, contro l’arbitro Benouza: “Lui è il solo responsabile della morte di Ebossé. Ci ha privati di un rigore valido. E anche il primo gol dell’USM Algeri non era valido”, suggerendo che senza quelle decisioni arbitrali il Cabilia non avrebbe perduto e non avrebbe così scatenato l’ira dei suoi tifosi. Il procuratore di Tizi-Ouzou, città dove si trova lo stadio 1 Novembre, ha confermato dopo l’autopsia condotta lunedì che la morte di Ebossé è avvenuta in seguito “a un traumatismo causato da un oggetto contundente e tagliente che ha provocato un’emorragia interna”.

Ad Afrik Foot Kamel Yesli, compagno di squadra di Ebossé, ha confermato il lancio di oggetti, raccontando: “Albert ha ricevuto due proiettili che non è riuscito a schivare, il primo al polso e il secondo alla nuca”. Yesli ha anche commentato: “Non è mai stato insultato dai tifosi. Al contrario, l’amavano molto. Era il loro giocatore preferito, ma l’hanno ucciso. In Algeria, i supporter amano talmente il calcio che diventano fanatici. La partita contro l’USM Algeri, è il clasico. Il fervore è ancora più forte che per un PSG – Olympique Marsiglia. Se vinci va bene, ma se perdi sai che puoi avere dei grattacapi. Il fenomeno della violenza tocca la maggior parte dei club, è il fardello del calcio algerino. Questi lanci di pietre, li conoscevamo, ma finora eravamo riusciti a schivarli. Questo non è più un gioco, questo diventa odio”.

Alla trasmissione di RFI Radio Foot Internationale un ex giocatore del Cabilia, Mohamed Chalali, ha dichiarato: “Sto per dire qualcosa che scioccherà alcuni. Sono stato disgustato [quando ho appreso della morte di Ebossé], ma sapevo che stava per avvenire. […] Ho giocato due anni nel campionato algerino e ogni week-end finiva sempre così. Non c’è mai stata una vera presa in considerazione da parte delle autorità. Giochiamo con lo stomaco preso dalla paura”.

Anche Sepp Blatter è intervenuto, via Twitter, sull’accaduto, scrivendo: “Intollerabile che uno spettatore provochi la morte di un giocatore. Stop alla violenza. I miei pensieri sinceri ai cari di Albert Ebossé”.

L’allenatore del JS Cabilia, il tecnico belga Hugo Broos, succeduto in luglio ad Azzedine Aït Djoudi, è tornato in Belgio, raccontando al quotidiano belga La Dernière Heure: “L’aggressività è permanente in Algeria. Gli incidenti gravi punteggiano il campionato ogni settimana. Ma questo sabato, ho visto l’apocalisse. Non sarà mai arrestato il colpevole, non si ritroverà mai”. Broos ha messo in dubbio la sua permanenza alla guida della squadra: “Resterò? Devo ancora riflettere, ma esito molto, molto, molto. Non ci tengo a lasciare la mia famiglia, che chiamo ogni settimana, a vivere in uno stato di tensione in attesa delle mie chiamate”.

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