Piano anti-violenza del governo per il campionato algerino dopo la tragedia Ebossé

[db] A due settimane dalla morte di Albert Ebossé, il giocatore del JS Cabilia ucciso in una sassaiola dai suoi stessi tifosi, è stato identificato il proiettile che ha colpito il giocatore, causando il trauma cranico fatale. Si tratterebbe di un sasso di ardesia seghettato raccolto da un cantiere in corso nello stadio 1 Novembre di Tizi Ouzou.

Il campionato algerino, interrotto per un periodo indeterminato dopo l’accaduto, riprenderà il 13 settembre. La Ligue de Football Professionnel, dopo aver esortato i club a equipaggiarsi di “mezzi di sorveglianza prima dell’inizio del girone di ritorno”, ha svelato un piano contro la violenza degli stadi messo a punto con la collaborazione di un consiglio interministeriale del governo.

Il ministro dello Sport Mohamed Tahmi ha annunciato la costituzione di una lista nazionale delle persone interdette all’accesso alle infrastrutture sportive e un’accelerata su una legge, in discussione da diversi mesi, sulla creazione e gestione dei “comitati di tifosi”. Un punto centrale delle misure proposte dal governo verte sull’obbligo di equipaggiare tutti gli stadi delle prime due leghe con sistemi di videosorveglianza, attualmente presenti allo stade du 5-Juillet-1962 di Algeri e allo stade Mustapha Tchaker di Blida. Se la LFP ha da una parte annunciato che tutti i club dovranno attrezzarsi entro l’inizio del girone di ritorno, quindi entro il 2015, le previsioni del governo sono più pessimistiche, pronosticando l’equipaggiamento di tali sistemi in undici stadi entro la fine dell’anno.

Un’altra direzione del piano di azione è volta a responsabilizzare i dirigenti, i club e i responsabili delle infrastrutture attraverso la stesura di una convenzione sull’utilizzo delle strutture sportive che determini con chiarezza diritti e doveri delle parti e la designazione da parte di ciascun club di un responsabile della sicurezza, che riceverà una formazione obbligatoria e garantita dalla Direction Générale de la Sûreté Nationale, spesso criticata per i suoi metodi brutali.

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