Coppa d’Africa, day 4: Girone D, solo un rigore. E un portiere di 44 anni

Un’altra giornata di calcio non particolarmente esaltante nel girone di Port-Gentil. L’unica marcatura è dal dischetto, quella con cui André Ayew affonda l’Uganda, di ritorno alla Coppa d’Africa dopo quasi quarant’anni. Il ritorno “da grande” dell’Egitto, invece, sembra destinato al rinvio: una prestazione poco convincente contro un Mali che avrebbe dovuto cogliere di più da questa partita e dall’ottima prestazione di Marega. Resta comunque una giornata di record: quella di Essam el-Hadary, leggendario portiere della selezione egiziana, subentrato a el-Shenawy al 26′ alla veneranda età di 44 anni compiuti da due giorni. Mai nessun quarantaquattrenne era sceso in campo con la maglia di una nazionale prima d’ora, a quanto ci risulta.

CLASSIFICA GIRONE D: Ghana 3; Egitto, Mali 1; Uganda 0.

GHANA – UGANDA 1-0
André Ayew 31′ rig.
HIGHLIGHT

(Calcio Romantico) Il Ghana passa con il minimo sforzo nella partita d’esordio del gruppo D. L’Uganda torna in una fase finale della Coppa d’Africa dopo 39 anni e curiosamente riprende lì dove aveva lasciato, perdendo contro le Black Stars. Unica differenza, nel 1978 quel match era valso come finale della manifestazione.

La prima azione pericolosa è delle Gru ugandesi. Tonny Mawejje scende sulla sinistra e tira, Razak mette in angolo. Però, è un fuoco di paglia. Guidati da Thomas Partey dell’Atlético Madrid, i ghanesi prendono in mano il pallino del gioco. Intorno al 20’ Asamoah Gyan – che incredibilmente ha ancora appena 31 anni, anche se gioca in Asia da millenni – mette di testa due volte a lato su cross provenienti da destra. Al 31’ il difensore ugandese Isinde controlla male una palla in area e pensa bene di metter giù proprio Gyan che sta per impossessarsi della sfera. André Ayew segna il rigore conseguente.

Poco dopo si rende pericoloso Atsu, eletto miglior giocatore nella Coppa di due anni fa. Sembra il preludio a un forcing alla ricerca del raddoppio che mandi la partita in archivio e, invece, il Ghana si ferma qui.

A seguito di una bella iniziativa di Isito, Miya – il migliore dei suoi – impegna Razak sul finire del primo tempo. Il tecnico slavo Milutin Sredojević prova a mischiare le carte a inizio ripresa con un po’ di sostituzioni. I suoi si fanno ancora vedere dalle parti del portiere ghanese, ma i tiri di Mawejje, Ochaya, del capitano Massa e di Miya, anche quando centrano lo specchio della porta, non sono mai davvero pericolosi. Le imprecisioni nella fase difensiva dei ghanesi non lasciano, però, tranquillo il loro selezionatore Avram Grant e così l’israeliano ex allenatore del Chelsea si copre togliendo prima Gyan e poi Jerome Ayew. L’ultimo squillo è di Atsu, ma il portiere ugandese Onyango blocca con tranquillità.

Il fischio finale dell’arbitro del Botswana Bango manda in archivio la prima vittoria del Ghana. Decisivo ancora una volta un rigore per le Black Stars che sono quasi abbonate: quattro penalty a favore nel 2013 e due nel 2015. Ma stavolta nulla da eccepire sulla decisione arbitrale. L’ultima considerazione per l’Uganda: se nella fase eliminatoria hanno segnato sei gol in sei partite ci sarà un motivo.

MALI – EGITTO 0-0

HIGHLIGHT

(Damiano Benzoni, Africalcio) A reti bianche: così finisce lo scontro tra il Mali di Alain Giresse e l’Egitto di Hector Cuper. Tra le due, è però stata la nazionale nordafricana quella che ha più faticato a graffiare, mentre il Mali si è reso più volte pericoloso grazie soprattutto alla prestazione di Sambou Yatabaré del Werder Brema e di Moussa Marega del Vitória Guimarães.

L’Egitto sembra voler costruire da dietro, per attirare in avanti il Mali e innescare la velocità di Mohamed Salah in contrattacco: un piano per cui i Faraoni non sembrano avere i mezzi giusti. Quando i maliani decidono di aumentare la pressione, infatti, il gioco dei nordafricani perde continuità e si spezzetta in errori dozzinali e passaggi imprecisi, mentre l’ala destra della Roma resta troppo isolata o lontana dalla porta per creare vero pericolo. È comunque lui, in fraseggio sulla fascia destra con l’esperto Ahmed Fathi, a creare il primo pericolo della gara, liberando in area la punta Marwan Mohsen, che però tira addosso al portiere maliano Oumar Sissoko.

L’uomo in più per il Mali si chiama Moussa Marega, ed è un attaccante di 25 anni di proprietà del Porto che quest’anno, in prestito al Vitória Guimarães, ha segnato 10 gol in 12 presenze in campionato. Alain Giresse lo schiera nominalmente punta, lasciandogli la licenza di svariare su entrambe le fasce. Proprio dal fianco sinistro Marega al 13′ mette in serio pericolo la porta egiziana, con un cross insidioso, forse spizzato da Lassana Coulibaly, che viene miracolosamente respinto in volo da Ahmed el-Shenawy. Una parata che costerà molto al portiere dello Zamalek, che si fa male alla mano atterrando e tredici minuti dopo è costretto a uscire, lasciando spazio al leggendario Essam el-Hadary, che entra in campo per la sua presenza numero 148 con la maglia della nazionale due giorni dopo aver compiuto 44 anni.

Si dovrebbe trattare di un record assoluto: mai un giocatore di 44 anni compiuti era sceso in campo per una nazionale. Il record precedente era detenuto dal mauriziano Kersley Appou, sceso in campo all’età di 43 anni e 354 giorni, quando batté il precedente record di Roger Milla: non ci risulta che abbia fatto ulteriori apparizioni per la propria nazionale. Leggenda dell’al-Ahly, con cui ha giocato per 12 anni, el-Hadary ha vinto ben quattro Coppe d’Africa – la prima quando el-Shenawy aveva solo sette anni – ed è stato ben tre volte il miglior portiere della manifestazione (2006, 2008, 2010).

Al 26′ Mohamed Elneny dell’Arsenal, servito da Salah, tira poco oltre la traversa, mentre nel finale del primo tempo Bakary Sako, del Crystal Palace, bombarda l’area egiziana di cross insidiosissimi, gestiti però dall’ex Fiorentina e Perugia Ahmed Hegazy.

Nella ripresa l’Egitto cerca di farsi vedere più aggressivo, creando nel primo quarto d’ora due buone occasioni. Prima con un calcio di punizione, calciato tra le braccia di Sissoko da Abdallah el-Said, poi con un cross di Trezeguet (al secolo Mahmoud Hassan): il colpo di testa di Mohsen viene spinto oltre la traversa da un reattivo Sissoko. Se Trezeguet prova a farsi vedere di più nel secondo tempo, la sostituzione di Salah da parte di Cuper fa scomparire l’Egitto, mai più capace di aggredire l’area avversaria. In realtà sono entrambe le squadre a chiudersi, mantenendo difese schieratissime e offrendo per lunghi tratti l’atteggiamento deteriore di una finale destinata a protrarsi fino ai rigori.

Solo nel finale la gara sembra riprendersi, quando il subentrato Bissouma scalda di nuovo l’attacco maliano. Al 79′ un cross da punizione pesca entrambi i Coulibaly rimasti in campo: Salif spizza, Ousmane prova a concludere di testa, ma la manda di poco alta. L’ultimo brivido lo regala di nuovo Marega, servito in profondità da un lancio di Bissouma: è l’esperto el-Hadary a togliergli la palla tra i piedi.

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